Cari e care voi, sono mesi che non ci si sente e non per motivi tristi e raminghi ma semplicemente perché il matrimonio logora.
Ebbene si il 6 giugno, davanti al sindaco di Cormons Max ed io abbiamo detto il fatidico si e adesso pesiamo qualche grammo di più per ciascuno.
La festa è stata meravigliosa e non perché fosse il nostro matrimonio, ma perché ci siamo davvero divertiti. Gli amici e i parenti sono stati perfetti e non mi posso lamentare di nulla.
Il marito indossava un completo di Pignatelli blu notte, con camicia bianca con i gemelli e stringate testa di moro lucide. La sposa aveva una tunica monospalla con i toni del mare di Missoni: spaziava dal celeste al verde, passando per il blu notte, il viola e l'argento. Le scarpe erano sandali in lucertola e camoscio color indaco.
Gli sposi erano raggianti, emozionati e felici e posso giurarvi che lo sono ancora adesso e si augurano di restare in questo stato di grazia per mille anni ancora.
Tre giorni dopo il matrimonio sono partiti per la luna di miele regalata loro da parenti e amici. Dove? Ma nella più romantica delle città: Parigi. Con un quattro stelle affacciato su Notre Dame e tutta la città a loro disposizione.
Dopo dieci giorni sono tornati a casa, un po' tristi ma comunque felici. Hanno iniziato a rendersi conto di essersi sposati, ma per ora nessuno dei due definisce l'altro come marito o moglie, ci suona ancora stranissimo.
Insomma, abbiamo avuto tutto quello che desideravamo e forse anche qualche cosa di più. Per i dettagli e gli aneddoti aspettate ancora un pochino che magari arrivano pure le foto!
... inspirare... espirare... inspirare... espirare... mi sono imposta un ritmo, più calmo, più lento, più rilassato. Basta iperventilare. Tanto non serve a nulla se non a far crescere l'ansia.
Lunedì lui torna in ufficio. Nessun problema. Penso positivo: giovedì riparte. 3 giorni per sopportarlo e poi di nuovo la mia tranquillità lavorativa. Quella fatta di ore di lavoro senza inutili interruzioni che mi fanno perdere il filo dei conti; che mi permette di sbrigare arretrati di lavoro che quando lui c'è giacciono intonsi sulla mia scrivania perché lui ha sempre qualche idea brillante da mettere in atto.
Non è facile lavorare con uno che come salva schermo ha la scritta "President of the univers" scritto esattamente così. O che si mette dei cartelli stampati da lui medesimo con scritto sopra "Si! Ce la posso fare! Sempre!" tutto assieme. Una mente... malata, ma pur sempre una mente. Alle volte ho l'impressione di lavorare con uno di quei tizi che giudano i corsi motivazionali. Non è facile.
L'ansia che mette addosso è tangibile. Non solo per me. Anche i tecnici diventano ansiosi. E' una settimana che lavorano andando d'amore e d'accordo. Niente liti. Un pranzo tutti assieme ridendo e scherzando. Poi arriva lui. Uno comincia a sentirsi sotto esame e sbrocca. L'altro si sente in dovere di fare la voce grossa, parte che proprio non gli si addice, e dice cose che non vorrebbe. Il terzo cerca di far vedere che è davvero bravo e fa casini. Poi lui riparte e il magico quintetto ritorna a lavorare al 100% senza strafare, senza incasinarsi e soprattutto senza urlare.
Ci godiamo il decollo dell'aereo come se fosse la partenza del primo razzo per la luna. Poi torniamo al lavoro, certi che per un po' potremo nuovamente inspirare ed espirare senza sentire la gola che si chiude per l'ansia.
Scarica a pagamento... almeno per questa volta
Ebbene si, invecchio anche io e non come un buon vino, più come un buon formaggio: sto facendo la muffa. Non sono i 34 che oggi arrivano inesorabili a farmi sentire così, l'età non è mai stata un problema. Il vero problema sono gli altri che ti fanno sentire vecchia: ragazzine e ragazzini 15enni che ti cedono il passo, ti danno del lei e ti chiamano signora, nonostante tu stia indossando una t-shirt tutta brillantinata di Hello Kitty. Ecco, ti guardi, ti sputeresti in un occhio e poi ti dici sei vecchia.
A 34 anni non si è vecchi: si è sulla buona strada per diventare affascinanti.
A 34 anni una donna è nel pieno della sua vita: può permettersi ancora di reggere 5 birre medie senza stramazzare al suolo cantando La Cucaracha.
A 34 anni ci si rende conto di un sacco di cose. Tipo che i tuoi coetanei lumano le 20enni, e lo stesso fanno quelli più vecchi di te.
A 34 anni ringrazi Dio e tutti i santi del paradiso per avere uno straccio d'uomo che non passa le serate a contarti i buchi della cellulite. Ma questo lo fai anche a 20 a 30 a 40 a 50 se sei donna.
A 34 anni hai già rinnovato una volta la patente, quasi 5 volte la carta di identità e nel mio caso ho già rinnovato due passaporti.
A 34 anni puoi permetterti di girare con tacco dodici dove vuoi, soprattutto nei pressi di negozi che poi ti venderanno un comodo paio di scarpe basse.
A 34 anni non porti più la vita bassa perché se no ti viene la colite, però si va in cerca della cintura Gibaud lilla che sta tanto bene con il vestitino nuovo.
A 34 anni, se vai in profumeria a comprare un lucidalabbra e le commesse ti danno il campioncino di crema per le rughe e non quello contro i brufoli, ti girano un po' le palle. Ma poi lo usi lo stesso perché tanto è gratis e non si sa mai.
A 34 anni sei lì lì che pensi che il prossimo anno sono 35 e prendi la decisione di fermarti a questa data. Peccato che lo decidi solo tu.
A 34 anni diventi consapevole, ma non sai ancora bene di cosa.
A 34 anni impari che un fiore è solo un fiore, che una cena fuori è una cena fuori ma che se il tuo uomo lo fa 4 sere su 7 forse forse qualcosina la sta tramando.
A 34 anni sai che nelle foto non vieni più bene come una volta. Ed impari ad usare Photoshop.
A 34 anni se fai ancora la testimone di nozze ma nessuno testimonia le tue di nozze cominci a porti delle domande. E ti rispondi che in fondo in fondo non sanno quello che si perdono, che la colpa non è tua e che devi licenziare l'ufficio marketing che si è occupato della tua campagna pubblicitaria.
A 34 anni, infine, sai di essere un po' più vecchia ma anche un po' più saggia. Il fatto che nel giorno del tuo compleanno tu abbia in previsione di prendere una ciucca colossale da ribaltarti gli ultimi neuroni è solo un fatto secondario.
Aggirandomi per una libreria qualche tempo fa, vidi un libro di fiabe, di quelle classiche che da piccoli quasi tutti si saranno sentiti raccontare. Non parlo di quelle istruttive di La Fontaine o di Fedro, ma di quelle cose truculente e "diseducative" di Perrault, Andersen, Fratelli Grimm e compagnia cantante. Non che queste fiabe ci abbiano fatto crescere male o chissà che cosa, ma in alcune fanciulle hanno instillato il seme del "Principe Azzurro" e nei maschietti quello dell'uomo che non deve chiedere mai. In altre, come me, quello del "perchè?"
In quelle fiabe le donne non è che ci facevano proprio la figura delle vispe o delle emancipate. Nella maggioranza dei casi erano una banda di sciagurate che passavano metà della fiaba a mettersi nei pasticci e l'altra metà ad aspettare che il principe azzurre li risolvesse. Badate bene, non è che si facevano mettere incinte o cose simili, diciamo normali, semplicemente compivano una serie di atti idioti che le portavano ad essere rinchiuse in torri, a cadere addromentate per millanta secoli o fare da sguattere vita natural durante.
Sinceramente mi ricordo solo due principesse con le palle: Pelle d'asino e la principessa della favola dei 12 cigini. La prima sfugge con l'inganno e l'astuzia ad un matrimonio incestuoso con un padre fuori di testa; mentre la seconda rischia di morire per voler salvare a tutti i costi i suoi dodici fratelli trasformati in cigni da un sortilegio. Altri esempi non me ne vengono in mente. La rimanenza sono fanciulle in pericolo che attendono di essere salvate.
Siccome di cattivi esempi ce ne sono un sacco vorrei tanto analizzarne uno per volta e oggi inizierò dalla mia preferita: Cappuccetto Rosso.
Cappuccetto Rosso è a mio modestissimo parere uno degli esempi più chiari di quanto gli esseri di sesso femminile siano considerati una massa di deficienti.
La bambina in questione non ha un nome, non ce l'ha per tutta la fiaba, è un'innominata ante litteram e visto il grado di idiozia di questa fanciulla posso capire che i genitori se ne vergognino.
Indossa sempre e comunque una mantellina rossa con il cappuccio che le ha fatto la mamma, e la cosa è tenera, ma a ben pensarci ha un che di inquietante, fa molto bambino di Shining, oltre che psicopatica sei anche un tantino tonta, perché capisco essere poveri, ma se fuori ci sono 40 gradi all'ombra, cribbio! ti toglierai la mantella no?
Passiamo alla famiglia: la madre è nota. Trattasi di mamma di tipo comune delle fiabe, fiduciosa nella figlia alla quale dà raccomandazioni standard. Del padre non si sa nulla, ma d'altra parte lo dice anche il Guccio "Di mamma ce n'è una sola, di babbo uno solo non sempre ce n'è lailalalalaaaaaaa". Poi abbiamo la nonna, che merita un capitolo a parte.
La nonna: la nonna è vecchia, malata e sta a casa del diavolo, ossia in una casetta nel cuore del bosco in una radura, senza telefono, riscaldamento, collegamenti con il mondo esterno se non la nipotina di rosso vestita. Se la nipote è inquietante la nonna è surreale.
La madre standard affida alla figlia rintronata un compito: porta alla nonna questo panierino di provviste. Non fermarti nel bosco, non uscire dal sentiero, non parlare agli sconosciuti. Non è difficile. Ti ha detto tre cose, falle, non ci vuole una laurea. Detto fatto. Nel giro delle 5 righe successive Cappuccetto ha trasgredito a tutte e tre le raccomandazioni contemporaneamente.
Infatti la fanciulla: A) si inoltra nel bosco per raccogliere fiori da portare alla nonnina, quindi B) è uscita dal sentiero e C) nel bosco incontra una figura mitologica ormai estinta: il lupo parlante camuffante.
Per il punto C) i casi sono due: o il lupo assomiglia a tutto salvo che ad un lupo oppure Cappuccetto Rosso è rincoglionita. Ma come cavolo fai a non accorgerti che è un lupo? Ma chi cavolo gira per casa tua? Siete una famiglia di licantropi?
Posso capire la trasgressione dei punti A e B ma il punto C davvero no. Qualsiasi bambino sa che non si parla con gli sconosciuti, soprattutto se questi assomigliano a dei cani, parlano, sono pelosi, hanno le zanne e le orecchie a punta, pelose pure queste. Cara Cappucceto ma non ti viene forse forse il dubbio che qualche cosa non vada in questa situazione? Non hai il vago sentore che magari, e sottolineo magari, non sia proprio il caso di parlare con questo strano essere che ti fa il terzo grado su te e la tua famiglia fino alla settima generazione? No? Va beh.
Cappuccetto riprende la sua strada (questa volta sul sentiero) ed il lupo mitologico riesce grazie ad una scorciatoia nel bosco (i boschi delle fiabe sono infestati da scorciatoie che portano alle casette isolate), a precedere la bimbetta a casa della nonna.
Ora, analizziamo la figura del lupo. Intanto parla ma non solo con voce da lupo, è un grandissimo imitatore di bambine di rosso vestite e di nonnine malate. Sa travestirsi, e ha una caratteristica che analizzeremo più avanti che lo rende davvero unico al mondo (come se tutto il resto già non bastasse).
Arrivato a casa della nonna, si finge la nipotina imitandone la voce (per altro molto bene visti i risultati) e non appena la vecchia apre la porta: GRUAAAAARRRR si mangia la vecchia in un solo boccone. MA CHE RAZZA DI LUPI GIRANO NELLE FIABE???
Recentemente è stato accertato che nelle fiabe domiciliassero una razza di lupi ormai estinta: il lupo pitone reticolato; l'unico canide con una mascella in grado di disarticolarsi come quella del pitone reticolato (noto per essere tra le poche creature in grado di mangiarsi un coccodrillo intero) e con la stessa capacità di deglutire al fine di digerire in seguito il bottino.
Fatto ciò, il lupone (lupo-pitone) si mette la camicia da notte della nonna (ovvio, si sbuccia sempre la roba prima di mangiarla), la sua cuffietta, gli occhiali e si infila nel letto. Nel mentre arriva la bambina più lenta del mondo che bussa alla porticina (il lupo ha richiuso la porta, che tocco di eleganza!) ed entra esordendo: "Nonnina nonnina ti ho portato un panierino con tante cose buone da mangiare". Se fossimo nella realtà, visto quello che si è mangiato il lupo poco prima, Cappuccetto si sentirebbe rispondere con un rutto che le scardina le treccine e le scartavetra la mantellina, ma siccome è una fiaba il lupo risponde con voce da nonnina: "Tesoro mio che bello, avvicinati che io possa vederti meglio".
Adesso si dà il via alla fiera dell'idiozia. Cappuccetto Rosso si avvicina al letto della nonnina, la guarda bene ed invece di afferrare una padella dal fondo rinforzato e scamazzarla sul crapone del lupo, intavola la seguente discussione (per facilitare la lettura immaginatevi la bambina della uova del nonno del mulino bianco e il classico lupo con cuffietta delle illustrazioni o di Shrek):
- Nonna, ma che orecchie grandi che hai....
- E' per sentiriti meglio bambina mia
- Nonna ma che occhi grandi che hai...
- E' per guardarti meglio bambina mia
- Nonna ma che bocca grande che hai
- E' per mangiarti meglio UAH UAH UAH!
Converrete con me che gli sceneggiatori dell'epoca lasciavano un po' a desiderare. Ma la cosa angosciante è questa: MA SEI CRETINA? Ma non lo vedi che è un lupo? Ora, i casi sono due: o effettivamente sei cerebrolesa oppure tua nonna è un cesso. Ti aggiungo la terza ipotesi: tua nonna è un cesso e i tuoi per non turbarti non te l'hanno mai mostrata, ma a questo punto gli idioti sono loro perché non si manda una bambina da sola ad uno show di fenomeni da baraccone. Chi è tua nonna? La donna barbuta del circo Medrano? Il lupo americano a Londra? Di chi sei realmente figlia? Sei la figlia segreta del cugino It? Sono domande che uno si fa e che non hanno risposta. Ma torniamo alla fiaba.
Il lupo balza fuori dal letto, disarticola nuovamente la mascella, fa per ingoiare la bimbetta e nel mentre arriva Walker Texas Ranger che con un temperino svizzero lo apre in due come una mela, strappa dalle viscere la vecchia ancora miracolosamente viva e tanto che c'è dà pure una controllatina allo scaldabango che fa un rumorino strano.
Vi siete resi conto che quell'uomo ha ucciso l'unico esemplare al mondo rimasto di Lupone Reticolato? Ce n'erano un paio. Uno lo ha fatto secco la madre dei sette capretti (altra madre sciagurata) e l'altro lui, il cacciatore di Cappuccetto Rosso. Roba che se succedeva oggi quelli del WWF lo appendevano per le palle e gli facevano fare millemila giri di chiglia fino a quando di lui non restava che il temperino svizzero. Per par condicio nonna e Cappuccetto venivano date in pasto ad una torma di animalisti-ecologisti impazziti per via del profumo di bosco incontaminato che aleggiava per tutta la fiaba.
Questa è una delle tante fiabe con cui siamo cresciuti, che da piccoli ci hanno fatto credere che i lupi, povere bestie fossero una manica di assassini sanguinari di vecchiette ignare, capretti simpatici e bambine trecciute. Nella realtà dei fatti i lupi si stanno estinguendo per colpa di 'sta deficiente. Ma si può?
Aggiornamento: il regalo è piaciuto moltissimo, tanto che io ho perso l'uso del fidanzato... ma lo avevo messo in conto. Fine dell'aggiornamento.
Oggi mi sono voluta regalare una gioranta depurativa: per colazione the verde non zuccherato e uno yogurt magro; spuntino fatto con una tazzona di tisana drenante e purificante zuccherata con un cucchiaino di miele; pranzo macedonia di fragole. Nel pomeriggio mi berrò un'altra mezza litrata di tisana purificante e per cena: 30 gr di riso con la minestra di spinaci. Se non mi depuro così non so davvero che fare!
In più oggi proverò a regalarmi un mio vecchio piacere: il nuoto. Premetto che a nuotare sono una pippa. Non ho stile e più che altro cerco di non affogare, ma quell'avanti e indietro senza pensieri in testa mi fa di un bene che non saprei come descriverlo. Spero solo che la schiena non mi molli a metà: ho una brutta infiammazione ai dorsali e non so nemmeno come mi è venuta. Se è solo per questo, non so nemmeno come farmela passare!
Se oggi verso le 17.30 non sapete cosa fare, dedicate un pensierino a me e alla mia povera schiena immerse nell'acqua tiepida della piscina comunale.
Conto sul calendario i giorni che mancano al matrimonio e comincio il count down: 42 giorni e poi dirò SI per l'ennesima volta, perché io a questo omone, a quest'orso con cui cammino per il mondo da un po', SI l'ho già detto un sacco di tempo fa e nonostante tutto non mi sono mai pentita di averlo fatto.
Nella mia vita di tutti i giorni cerco continue conferme a quello che sarà il futuro del mio matrimonio pur sapendo che non ne troverò alcuna. Le conferme ad un amore le possono dare solo i diretti interessati.
Mi chiedo se da qui a 20 anni saremo ancora capaci di stupirci l'uno dell'altra e mi rispondo che sarà così; ad ogni domanda che mi pongo sull'incertezza del futuro, il mio cuore oppone una strenua resistenza perché dentro di sé ha un'immagine talmente cara e potente che non potrà mai mollare: due mani rugose, segnate da qualche macchia di vecchiaia, le unghie curate, con un rosa antico lucido, come appena dato. Le dita veloci aggiustano il nodo di una cravatta posata su di una camicia chiara e poi vedo la testa fresca di messa in piega e tinta salire verso l'alto; il capo piegarsi leggermente all'indietro e le labbra sfiorare teneramente quelle di lui. E' l'immagine più cara che ho dei miei nonni ed è talmente vivida e colorata che nessuna foto avrebbe potuto renderla meglio. All'epoca lei aveva 67 anni e lui 73 e ancora si amavano come il primo giorno di 41 anni prima quando avevano detto si.
Ecco, il mio cuore, ogni volta che tentenno, tira fuori dalla tasca della memoria i nonni, gioca sporchissimo il cuore quando si tratta del suo benessere. Per una volta la testa non ha nessuna voce in capitolo. Io chiudo gli occhi, vedo i nonni, e so che tutto sarà perfetto oggi, domani, fra 40 anni.
La Mela ha fatto il suo dovere ed è arrivato tutto. Ho passato la pausa pranzo a fare pacchetti e pacchettini, tipo matrioske da infilare uno dentro all'altro, per arrivare al regalo finale.
Anche se non è più il suo compleanno, mi auguro comunque che gli piaccia... vi farò sapere le reazioni!

Anni fa lessi un libro molto divertente che si intitolava "Se la vita è un piatto di ciliegie, perché a me solo i noccioli?" in cui un'antesignana delle casalinghe disperate dava una vaga idea di cosa vuol dire essere mamma e moglie. Credo che lei abbia dato l'idea per moltissimi monologhi relativi a quello che gli uomini non fanno in casa.
Talvolta mi sento anche io come la protagonista di quel libro: una povera casalinga frustrata, piena di problemi e senza nessuno con cui parlarne. Poi rifletto e analizzo la situazione rendendomi conto che oggi come oggi, potessi permettermelo, la casalinga la farei per davvero.
Il lavoro, che mi dà indipendenza economica e qualche cosa da fare ogni santo giorno, comincia davvero a diventare pesante. So che questa sensazione oppressiva è dovuta semplicemente alla presenza costante e fastidiosa del capo in ufficio. Ultima fra tutte? E' successa tre secondi fa. Mi ha chiesto cosa c'era in un ordine del cliente; gliel'ho diligentemente elencato. Mi ha chiesto se avevamo qualche cosa di scritto e gli ho risposto che c'era una mail. Vuole leggerla. La legge e mi chiede che materiali sta ordinando. La lista dei materiali (un motore ed un braccio per aprire una porta battente automatica) sono esattamente la seconda e praticamente unica linea della mail, quella dopo Hi Sara!
Vi sembra possibile lavorare conuna persona così? Una persona che mi fa perdere una mattinata chiedendomi di elencargli tutti i problemi che abbiamo in azienda per parlarne con l'altro socio (leggi: suo padre) e poi ritrovarselo questa mattina in ufficio che mi dice: "mio padre è il capo e dice che fa come vuole, ma me lo immaginavo che avrebbe detto così"... visto che lo sai già che tuo padre ci calcola come il due di coppe quando la briscola è bastoni, cosa caspita mi fai fare un elenco che già sai non verrà nemmeno preso in considerazione? Ho pigne di corrispondenza da sbrigare, lettere e fax a cui rispondere, fatture da fare e da registrare, tra un po' avrò anche la nuova cerebrolesa a cui spiegare la differenza tra fax ed e-mail, e per tanto mi devo organizzare, e tu mi fai perdere tre ore di lavoro per nulla??? Tuo padre ha ragione a considerarti un idiota!
La nota dolente però della giornata è un'altra. Questa mattina, venendo in ufficio, ho poggiato sul pianale dello scooter un sacchettino con dentro il mio pranzo. Non so come e non so dove, il sacchettino deve essere scivolato a terra... con tutto il mio pranzo e lì è rimasto. Me ne sono accorta quando alle 10.00, in preda alla fame ho pensato di mangiarmi la mousse alle fragole e non ho trovato nulla... Me misera e me tappina!
Ho ricevuto una lamentela tramite posta a cui volentieri do risposta. Mi si dice: "non puoi passare delle ricette golose senza mettere nemmeno una foto del prodotto finito. Quindi forza e coraggio, armati di macchinetta digitale e comincia a corredare le tue ricette da foto!".
Ok, quindi per il futuro prometto, giuro, mi impegno a pubblicare la foto dell'opera finita. Il problema però è che sovente pubblico le ricette sull'onda del momento e non per il fatto di aver cucinato quella determinata cosa. Ma cercherò di impegnarmi un pochino di più.
Oggi ho intenzione di fare un potage parmentier... fotografo e poi posto?